che con Amanda ogni tanto ci si vede,
anche se non ci si ama più
(che poi
noncelosièmaidetto,
che non ci si ama più..dico)
anche se in realtà
noncelosieramaidetto
neanche
che ci si amava.
Che in fondo,
senonceloisidice,
che ci si ama,
non c'è neanche il rischio,
un giorno,
di sentirsi dire
"non ti amo più",
semplicemente perchè
nonceseloèmaidetto
che ci si ama...
o non c'è neppure il problema
di doverlo dire.
che in fondo quando una storia finisce,
non è tanto il problema di non vedersi più,
che in fondo all'assenza,
dopo un po', ci si abitua.
il problema è sapere che non c'è più nessuno
che ti considera "IL MIGLIORE AL MONDO"
o che ci si rende conto che non si è trovato quel che si cercava e,
di conseguenza,
occorre ricominciare a cercare.
questo weekend ho fatto un sacco di cose tra cui:
1. sono andato in una casa in campagna
2. ho visto le lucciole (che non le vedevo non so da quanto tempo)
3. ho visto accendere un fuoco
4. ho suonato il tamburello (e altri strumenti)
5. ho cantato una tammoriata fristail
6. ho mangiato 2/3 di kebab all'alba (KEBABALLALBA)
7. sono stato a pennabilli
8. ho visto una ragazza africana ballare
9. ho passeggiato per un paesetto di notte in mezzo a un sacco di gente
10. ho visto il mare
11. ho mangiato delle scatolette di pesce da 10 euro l'una
12. ho mangiato del tonno crudo
cacchio... un bel po di cose
che alla fine ieri ci sono andato a prendere un caffè con l'Amanda. che era da tempo che non ci parlavo, ma non so perchè ma tuttuntratto m'è parso che il suo accento fosse Veneto.
Che è sempre difficile decidere di andare a prendere un caffè con una donna.
Mi hanno detto un giorno che a Tirana [sembra lontana ma tra Tirana e Taranto ci sono meno chilometri che tra Agrigento e Bardonecchio, che non è in Veneto ma è lontano uguale] se un uomo e una donna vanno a prendere un caffe insieme è una sorta di promessa di matrimonio.
Che non sai mai se lei ci sta provando, se lei pensa che tu ci stia provando.
perchè andarsi a prendere un caffè secondo me è una bella mossa se una ti piace. Abbastanza intimo e con infinite destini successivi.
[destino 1. dopo il caffe parte l'amaro e poi un altro amaro e poi chissà]
[destino 2. Lei: "si è fatta una certa, ho da fare"]
[destino 3. Lui: "c'è una libreria qua dietro andiamo a dare un occhiata"]
[destino 4. Lui: "Io abito proprio qui dietro è un mio amico mi ha spedito delle cose da amsterdam....se ti può interessare.."]
[destino 5. Lei:"a me il caffe mi eccita" Lui "in che senso?"]
[destino 6. Lei:"mi ha fatto piacere conoscerti. il mio ragazzo è qui fuori. sentiamoci"]
Ora.
Il problema è che, come ben sapete, Amanda non esiste, o meglio non esiste più. prima esisteva.
Ora non più.
Questo vuol dire che potevo anche provarci, ma non è questo il motivo per cui vai a prendere un caffè con una che non esiste più. Sarebbe come darsi una zappa sui piedi.
Però è stata lei a chiamarmi. ed io credo che ad Amanda non le riuscirò mai a dire di No.
Ora.
Ero al bar serbo vicino lo scalo S.Lorenzo, e mi ero preso apposta un pomeriggio libero dal negozio di cioccolatini, il mio nuovo lavoro.
ero seduto al bancone, perchè a me la gente seduta ai tavolini da sola, mi mette un po' tristezza. allora ero seduto sullo sgabello, da solo, ma al bancone, sorseggiando una deliziosa Grappa al Montenegro, in uno di quei bicchieri col fondo pesante e con la linea per indicare fino a quando versare, ma che nei bar che piacciono a noi quella linea si sa, si deve superare. Era il bar sbagliato, lo sapevo, ma ero in anticipo di tre quarti d'ora.
Quando mancava solo un quarto d'ora mi arriva il suo messaggio.
"sono in ritardo, anzi non so se riesco a venire. Ma devo parlarti"
telefono scarico. in tutti i sensi. e mi crepa lì.
esco fuori e mi fumo una sigaretta. poi mi ricordo che sto smettendo e dopo 3 tiri la getto. e aspetto che mi venga una idea. Ma l'idea non arriva. E me ne torno a casa.
lei sa dove abito.
Metto su la bialettiakiazze per il cappuccino. alzo gli occhi.
sento un rumore.
Lei è qui.
a piedi scalzi entra in cucina. e si siede.
"Forse è arrivato il momento che tu mi restituisca le chiavi non credi?" le dico io.
e abbiamo preso il caffé.
in fondo non è male questo accento Veneto.
che ieri poi ho visto Amanda.
Insogno, però, che mica esiste Amanda.
che mi ha detto, "come stai" e io "bene" e lei "lo sai che non puoi essere felice per più di cinque giorni di seguito", e dicendo così arrotolava, con le sue manine lisce e le unghia mozzicate, una cordoncino di spago intorno ad una trottola col la punta di ferro.
e quando ho aperto gli occhi, che ancora non sapevo che la tapparella era alzata, la luce mi ha supito abbagliato e allora li ho richiusi.
E lei era ancora li, ferma ad aspettarmi. "ma non sono un po' pochini cinque giorni?" le ho chiesto io accarezzandomi la barba. E lei che guardava serena la trottola che girava tuttaintorno al proprio asse mi risponde "che non ti basta?". a quel punto ha cominciato a girare pure lei sul proprio asse e la sua gonna tuttepieghe si alzava e io non avevo il coraggio di guardar di sotto, perchè io Amanda non l'avevo mai vista nuda. E siccome le sue gambe sono bellissime, ho subito chiuso gli occhi e lei mi ha detto "puoi guardare..."
ho riaperto gli occhi e c'era un moscone che sul soffitto mi guardava da su a giù. e chissa cosa c'aveva da guardare. E c'erà pure un bel profumo di ragù che veniva dalla cucina, tipo il ragù che faceva Amanda quando esisteva.
"cinque giorni, non di più" mi ha ripetuto lei con la gonna ferma che non svolazzava più. si era seduta per terra con le gambe incrociate e la gonna poggiata così, distrattamente. "non si può mica essere felici sempre..." le ho risposto io. "Beh sarebbe bello, ma per più di cinque giorni di seguito proprio non si può..."
Quando mi sono alzato e mi sono dimenticato questo sogno, ero felice, perchè di lì c'era il ragù, e per un attimo ho pure sperato che ci fosse lei.
tornando a casa da una giornata a vendere case, (che tralaltro mi ricorda quando le cercavo io e pensavo "anvedi sto ragazzetto in giacca che mi vuole rifilare 'sta sòla") del resto pur di dimenticare amanda mi metterei anche a spalare diamanti in costa d'avorio, son salito alla fermata della metro di centocelle cercando di superare i quintali di personaggi informi che tornavano a casa dopo l'ormai rituale shopping del mercoledi pomeriggio, per i viali illuminati e pieni di odore del quartiere ristrutturato.
Anvedi chi ce sta! IT, il cugino del nipote del maestro di canto lirico di Amanda... da quanto tempo...
IO - "Ciao! a cume ti va la vita?"
IT - "Ma sei tu, da quanto tempo...ma come cazzo sei vestito??? mi sembri cambiato"
IO - che ci vuoi fa... ma del resto l'abito non fa il monaco...
IT - ma manco il monaco fa l'abito... si rivolge in sartoria, credo..
IO - ....?
IT - ....!
IO - già..carino questo cappello... all'ultima moda.. davvero spaziale!!
IT - me l'hanno regalato, e io me lo metto... tiene caldo
IO - del resto a caval donato non si guarda in bocca..
IT - ebbè, prova a mettere le dita in bocca ad un cavallo non domato... prima ti stacca un dito e poi ti prende a calci!!!
IO - ...???
IT - ...!!!
IO - mmmm...ma a te come va?
IT - tranquillo.. mi sono svegliato ora
IO - ma sono le settedisera!! non concludi granchè nella vita se ti svegli a questora
IT - e chi l'ha detto??
IO - beh, il mattino ha l'oro in bocca..
IT - beh, evidentemente è uno Zingaro..
IO - ...??
IT - ...!!
IO - ...beh
IT - e tu hai concluso qualcosa oggi?
IO - niente di chè, sono stato tutto il giorno col capo che stirllava a destra e a manca... sta sempre incazzato
IT - eh... la gente incazzata è pericolosa
IO - beh vabbe però can che abbaia non morde..
IT - si vabbe ma rompe i coglioni lo stesso!!!
IO - ....?!?
IT - ...!!?!
IO - ..e niente.. ho cominciato questo nuovo lavoro
IT - e ci devi andare vestito così?
Io - ..chi l'avrebbe mai detto cinque anni fa,vero? del resto, la vita è come una scatola di cioccolatini
IT - e sì, c'è gente che che non assaggia per paura che sia merda..
IO - ...!?!!???
IT - ....!!!!!!?!
Io, mi guardo intorno vago - mmm vabbe io scendo alla prossima
IT - Allora ci si becca in giro, del resto "se il mondo fosse piatto sarei una tartaruga...", eh eh eh!
Io - già...
e scesi sconsolato.. mi tolsi la cravatta e la lasciai precipitare in un bidone.. mi mancava quella gente...
dodici giorni fa percorrendo quel pezzo di tiburtina che dalla sopraelevata di ponte mammolo arriva a panorama, incastrato tra pietralata e colli aniene, mi ricordai di aver fretta, e il mio passo da calmo si fece ansioso.
Ero stato invitato a cena da Crodino, arguto muflone sardo, dall'ironia pirandelliana, e con gli occhi puri come quelli di un bimbo sulla neve.
Nonostante il tragitto fosse breve, assecondai la mia vana intenzione di smettere di fumare (da quando amanda era sparita consumavo una media di 17 sigarette al giorno) mi misi a masticare un mix di caramelle (tictac, mentos, morositas e delle praline di non so che tribù peruviana che dal nome lasciava intendere che fossero a base di cocacola, anche se la parola cola non era chiaramente mensionata) che personalmente avevo idato e che aveva la doppia funzione di rinfrescarmi l'alito, peraltro sconvolto dalla caponata di pranzo e dalla merenda a base di
pane delli mashculi
(fetta di pane possibilmente di ieri con ricotta forte (tralaltro utilizzato come veleno per elefanti in india), peperoncini di zia concetta l'emigrante (attualmente abitante a Paola Jonica e proprietaria della ditta "fuego calabro - prodotti per sessualità inibite") e acciughe sotto sale gran riserva 2001, anno in cui per errore nella "capasa" delle alici l'ammiraglio versò olio di semi rari e vari usati per la ormai storica notte del "fritto-mischio-quel-che c'è 2001" passata alla storia per la quantità di pastella utilizzata (quasi 26 kg di farina di semola) e per l'innovative triglie all'ascolana (trigliette da 200gr che ancora vive venivano ripiene di olive, capperi, carne trita soffritta, broccoli e formaggiodifossa, soffocate nella pastella e fritte per circa 20 min) inventate per l'occasione dalla nonna dell'ammiraglio, defunta ormai da 15 anni e apparsa in un sogno ad occhi aperti al sottoscritto figlio dell'ammiraglio e attualmente privo di fegato; la seconda funzione non me la ricordo, ma c'era, giuro che c'era.
Tuttavia dovetti raddoppiare e triplicare e così via le dosi di caramelline perchè il mentolo rilasciato veniva in successione colpito alla nuca dal peperoncino, bloccato alle spalle dalla ricotta forte e colpito ripetutamente dall'aroma di alici. Così all settima scarica di caramelline l'intervento delle mentine peruviane, i cui effetti collaterali definiti dal produttore come "conati con selezione all'uscita", estirparono il problema alla radice, e così il pane degli mashculi dopo aver costruito una favelas multietnica nei pressi del colon, fu sgomberata dai gruppi armati peruviani e la favelas rasa al suolo dall'effettto combinato mentos-morositas.
poggiavo ancora la mia mano sul gardreil-marciapiede proprio nel punto in cui la strada si allargava in una strepitosa shikan dove il semaforo era stato sequestrato da un gruppo di ribelli biker che li nei pressi avevano la sede operativa, e li le macchine potevano raggiungere i 230km orari e più di qualcuno aveva lasciato buona parte dei pneumatici sul marciapiede che faceva da gardreil quando sentii una voce...
- tuto bene? qui essere pericolosa avere conati, rischi di essere schiacciato da pazzi con macchine superveloci
- si si... e lu pane delli mashculi ca c'aveva da fa' du passi e che io ho lasciato andar ma tutto e bene quello ca finisc'- e dopo aver lasciato l'immagine del pane che corrodeva l'asfalto alzai gli occhi.
Incontrai quelli celesti e totalmente privi di colore (?) di una giovane donna dai capelli biondi e del tutto comperti da un fazzoletto verde sole che ne impediva assolutamente i movimenti. La giovane era tutto vestita di verde tranne le scarpe, anch'esse verdi ma con il tacco alto.
Immaginai, maliziosamente, che dovesse una del gruppo di Rocco il Koala, noto protettore di donnine bolshefiche emigrate in italia alla ricerca della propria strada. se quella fosse la sua strada oppure no io non lo sapevo ma di certo ora aveva la sua strada
(...continua...)
mi affrettai a rincorrere il tempo che fuggiva via e mi sentivo come un onda che sorregge e rincorre la tavola di legno caramellato che appiccicaticcia sfugge; e più si ingrossa e più la tavola corre, e si ferma solo quando si placa.
maledetti lacci, che allacciarli e la cosa che prima si impara nel manuale del conformismo, ma che proprio quando ti serve far in fretta l'orecchio del topo ti scappadasotto e pum, quei 5 secondi sembrano e saranno fondamentali.
mi scapicollai per le scale e per un pelo riusci a schivare la pulisciscala bulgara, laureata di economia, che con la solita graziosa fossetta sulla sinistra del sorriso mi augurò una buona giornata.
arrivai al bar, che oggi c'avevo proprio voglia di un bel cappuccino schiumoso e cacaoso, con una soccottino caldocaldo con le palline di cioccolato, e quel profumo.. dio il profumo di briosh che ti entra e ti striscia e si diffonde nel polmone e forse anche nello stomaco; come nell'ascensore quando entra lei, con quel profumo di buono che è perfetto per quel momento per quel luogo e il respiro, indugiando, smette di essere sopravvivenza per qualche attimo, per essere solo piacere.
per strada il ritmo dei miei passi era scandito da percussioni latine e il sole picchiettava, sul mio viso ad occhi chiusi ancora contratto, come fitte e sottili gocce di pioggia, e mi immaginavo tanti piccoli fotoni kamikaze piccinipicciò, che clorofillanti mi donavano un piacevole benessere.
ma che ore erano? e soprattutto perche andavo di fretta? ah già, il sogno..quel sogno.
ma avevo davvero voglio di incontrarla? il folletto mi aveva messo in guardia, unir le dimensioni può portar sconvolgimenti imprevisti.
Ma questa storia doveva essere capita, e io ancora avevo le idee confuse.
Sulla metro il violinista mi continuava a fissare, suonando una struggente melodia latrante sofferenza. Ma il suo viso sorrideva, quasi incurante dell'effetto che le note potevano suscitare.
Due anziani sorridenti si alzarono dalle loro seggiole arancioni e circondati dal suono lontano si abbracciarono e cominciarono a ballare nello spazio centrale, e la metro rallentò e non ci furono più scossoni.
Un ragazzo con i capelli lunghi e scuri invitò a ballare una signorina che era ragazza un attimo fa, una maestra che faceva supplenze elementari in una scuola dell'eur, e che fino a due minuti prima parlava con una signora di quanto questi zingari fossero inutili e puzzano pure.
Ma lo sguardo del ragazzo era dolce e caldo e lei accettò. e in brave tutti danzavano e volteggiavano, con sorrisi e abbracci sinceri. e lo tzigano si meravigliò e continuò a suonare e suonare e suonare.
Ero l'unico rimasto seduto e picchiettavo con le dita sul osso per reggersi cercando di tenere il tempo, con gli occhi un poco lucidi. E lei era lì. seduta dalla parte opposta del binario, con lo sguardo fisso a terra, e la faccia scura.
Perchè sei triste Amanda?
Mi alzai. il treno accellerò di colpo e tutti finirono uno sull'altro. quando la situazione si ristabilì, naturalmente, lei non c'era più.