ARAMOLSHU
[*pragmatismi utopici
di un profeta ateo
che cerca di far perdere le tracce*]

chi sono...mmmm dunque
Blogger: aramolshu
l'antennina di un cellulare rotto... il ponte su un fiume asciutto.. la fila di uno sportello chiuso.. la rima su un decreto legislativo.. un granello di sabbia nel sacchetto di un aspirapolvere..


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Dovè la sapienza che si nasconde dietro la conoscenza?
Dovè la conoscenza che si nasconde dietro l’informazione?
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- citato dal muro di rosa -
quanti..?*loading*

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ore 18:13

ambiguamente ripenso ai contenuti
ansia di raccontare,
ho fatto questo
ho fatto quello

rileggendo,
scorrendo il dito verso sinistra
riguardo a quando
nulla c'era da raccontare
e per questo
dal mio cappello pieno di crini ammutinati
lasciavo fuoriuscire
conigli erranti sotto forma
di architetture linguistiche

o si vive o si scrive
raccontavo anni fa

ma nel viaggio gli occhi
riposano nel sonno

domani si riparte
dopo montagna e mare
vado in città
dove la gente va di fretta
e il riso è quello istantaneo
per insalate frettolose
per chiacchiere ad un tavolo di un  bar

Parigi...
la puzzolente Parigi

"Al tempo di cui parliamo,
nella città regnava un puzzo
a stento immaginabile per noi moderni.
Le strade puzzavano di letame,
i cortili interni di orina,
le trombe delle scale di legno marcio e di sterco di ratti,
le cucine di cavolo andato a male e di grasso di montone,
le stanze non aerate puzzavano di polvere stantia,
le camere da letto di lenzuola bisunte,
dell'umido dei piumini e dell'odore pungente e dolciastro di vasi da notte.
Dai camini veniva puzzo di zolfo,
dalle concerie veniva il puzzo di solventi,
dai macelli puzzo di sangue rappreso.
La gente puzzava di sudore e di vestiti non lavati,
dalle bocche veniva un puzzo di denti guasti,
dagli stomaci un puzzo di cipolla e dai corpi,
quando non erano più tanto giovani,
veniva un puzzo di formaggio vecchio e latte acido e malattie tumorali.
Puzzavano i fiumi,
puzzavano le piazze,
puzzavano le chiese,
c'era puzzo sotto i ponti e nei palazzi.
Il contadino puzzava come il prete,
l'apprendista come la moglie del maestro,
puzzava tutta la nobiltà,
perfino il re puzzava,
puzzava come un animale feroce,
e la regina come una vecchia capra,
sia d'estate sia d'inverno.
Infatti nei diciottesimo secolo
non era stato ancora posto alcun limite all'azione disgregante dei batteri
e così non v’era attività umana,
sia costruttiva sia distruttiva,
o manifestazione di vita in ascesa o in declino,
che non fosse accompagnata dal puzzo.

E naturalmente il puzzo più grande era a Parigi,
perché Parigi era la più grande città della Francia.
E all'interno di Parigi c'era poi un luogo dove il puzzo regnava più che mai infernale,
tra Rue aux Fers e Rue de la Ferronnerie,
e cioè il Cimetière des Jnnocents.
Per ottocento anni
si erano portati qui i morti dell'ospedale Hôtel-Dieu
e delle parrocchie circostanti;
per ottocento anni,
giorno dopo giorno dozzine di cadaveri
erano stati portati qui coi carri e rovesciati in lunghe fosse;
per ottocento anni in cripte e ossari si erano accumulati,
strato su strato,
ossa e ossicini.
E solo più tardi, alla vigilia della Rivoluzione Francese,
quando alcune fosse di cadaveri smottarono pericolosamente
e il puzzo del cimitero straripante
indusse i vicini non più a semplici proteste,
bensì a vere e proprie insurrezioni,
il cimitero fu definitivamente chiuso e abbandonato,
e milioni di ossa e di teschi
furono gettati a palate nelle catacombe di Montmartre,
e al suo posto sorse una piazza con un mercato alimentare."

Patrick Süskind, Il profumo, Longanesi & C.

 

espulso dal cerebro di aramolshu lunedì, 14 luglio 2008,

Permalink | commenti (8)
altruiessenze



ore 17:55

la plaza del pumarejo (che non si legge pumareio ma pumareco, con una c catarrosa)
sta in mezzo tra la macarena, il barrio dove vivo e l'alameda, un'altra piazza, quella dei frikettoni, per intenderci.
in realta, con l'allargamento del centro
(che le case che prima erano popolari ora sono residenze per gente ricca e così la gente è trasportata fuorifuori, della serie ogni mondo è paese)
il pumarejo comincia a essere una vittima appetibile.
il problema
(o la soluzione, dipende dai punti di vista)
 è che un giorno la gente di qua si è preso un edificio disabitato,
l'ha occupato, e comincia a fare attività culturale,
per dire ai vari decisori di turno, non rompeteci il cazzo che coi vostri soldi ci puliamo il culo.

bene,
la piazza del pumarejo è a forma quadrata,
ci si affacciano 3 bar sui lati larghi e in un lato stretto c'è un centro de salud.
sull'altro lato stretto c'è un negozio,
che sinceramente non so che cosa venda, visto che quando ci vado io è sempre ora di chiusura.

su uno dei due lati lunghi, dove c'è un solo bar, c'è il centro vecinal,
di cui sopra,
che è come uno spazio dove le persone che lo gestiscono fanno attività di vario genere.
il giovedi sera per esempio c'è la peña del puma,
dove bambini ragazzi giovani e adulti suonano cantano e ballano flamenco.
flamenco semplice, alternativo, allegro.
In realtà sevilla è piena di locali dove fanno flamenco,
vedi la carboneria per esempio,
però è il flamenco classico, quello per guiri
(vedi post precedente),
e dove la birra cosa 1,5 euro, mentre nel puma cosa 1 euro
(anche se a volte il frigorifero da appartamento non riesce a garantire che siano sempre fredde...
ma va bene uguale, c'è sempre il tinto di verano per le emergenze).

la cosa ancora più bella è che il giovedì si riunisce tutta una tipologia di fauna super variegata:
bambini che giocana a palla con la maglia del betis,
gente seduta ai tavoli dei bar bevendo birra e mangiando tapas varie
(serranitos, calamares, caracoles o croquetas) 
gente sedute per terra sui gradini o dove capita bevendo birra
(in questo caso però rigorosamente birre da litro, a 1,5 euri comprate nei bar un po' più nascosti),
cani vari che corrono abbaiano e fanno i cani
e infine la moltitudine vagabonda sevillana,
che li si riunisce e sempre trova qualcosa di cui parlare.

se qualcuno mi cerca,
già lo sa che il giovedi sto li,
prima bevendo litrona fino alle 10.30,
e dentro al centro vecinal,
seduto sulle scalette che portano al patio
con un sorriso grande come la luna nuova e gli occhi brillanti di emozione.
che il flamenco, ragazzi,
il flamenco del pumarejo,
è davvero qualcosa di prezioso 



[non sono riuscito a trovare un video delpumarejo,
ma la gente che appare qui, sono alcuni che ballano lì..
considerate che questo è la versione "spettacolo di strada per turisti".......]
espulso dal cerebro di aramolshu mercoledì, 07 maggio 2008,

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sevilla, altruiessenze



ore 15:54

dunque...
ricapitolando:

PRIMO

hanno scoperto che sono di più i morti per tabacco e affini,
che quelli morti in incidenti aerei..
così ho smesso di aver paura di volare...

era così la frase non quella di prima, scusate ma ero distratto..

SECONDO

qui a sevilla sono successe un bel po di cose:
 
la semana santa,
e cioè incappucciati che portavano a spasso cristi e madonne con sottofondo di bande lugubri e biretta a gogò

la festa alternativa
,
 e cioè un parco di sanpolicarpiche dimensioni
invaso da hippi e frikkettoni, artisti di strada e famigliole varie,
tre giorni di non mi ricordo,
ma la sensazione successiva è stata piucchepositiva

circada,
e cioè giocolieri, maghi e affini che anno invaso la città
con i loro affascinanti giocchetti e numerini

festival del flamenco del pumarejo,
(pumarejo del quale vorrei parlarvi ma lo farò in un secondo momento),
dove giovani e meno giovani sevigliani
si alternavano in performance sanguigne di ballo canto e suono

feria de abril,
tuttora in corso,
(che non ho ben capito cosa cazzo sia)
in pratica un enorme spazio aperto riempito di casine
la maggioranza private
dove se magna se beve e si balla la sevillana
(che è diversa dal flamenco)
e dove le donne indossano i fantasmagorici traje de flamenco

TERZO

per la rubrica altruiessenze
di seguito una meraviglia del joaquin sabina,
che non traduco
(e non perchè non ne sia capace,
malpensanti di merda,
ma perchè semplicemente non ne ho voglia...)
se qualcuno ne avesse la può tradurre nei commenti
(si parlo di te non fare il/la vago/a...)


QUARTO

la mia vita.
mmmmm.
grosse perplessità al riguardo.
ma ci sto pensando,
non preoccupatevi.




Noche de boda

Que el maquillaje no apague tu risa,
que el equipaje no lastre tus alas,
que el calendario no venga con prisas,
que el diccionario detenga las balas.

Que las persianas corrijan la aurora,
que gane el quiero la guerra del puedo,
que los que esperan no cuenten las horas,
que los que matan se mueran de miedo.

Que el fin del mundo te pille bailando,
que el escenario me tiña las canas,
que nunca sepas ni cómo, ni cuándo,
ni ciento volando, ni ayer ni mañana.

Que el corazón no se pase de moda,
que los otoños te doren la piel,
que cada noche sea noche de bodas,
que no se ponga la luna de miel.
Que todas las noches sean noches de boda,
que todas las lunas sean lunas de miel.

Que las verdades no tengan complejos,
que las mentiras parezcan mentira,
que no te den la razón los espejos,
que te aproveche mirar lo que miras.

Que no se ocupe de ti el desamparo,
que cada cena sea tu última cena,
que ser valiente no salga tan caro,
que ser cobarde no valga la pena.

Que no te compren por menos de nada,
que no te vendan amor sin espinas,
que no te duerman con cuentos de hadas,
que no te cierren el bar de la esquina.



espulso dal cerebro di aramolshu mercoledì, 09 aprile 2008,

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ricapitolando, sevilla, altruiessenze



ore 16:10

Sabato fu serata speciale
sarà per i balletti pizzicosi,
sarà per le panciate,
sarà per le spinte e le botte,
sarà per le chiacchiere nel girotondo,
sarà per il buco e per la pannocchia,
sarà per il bicchiere quasi rubato,
per il maega rave,
per le prime sigarettine del cuoco....

insomma per tante cose.
per la mente libera... finalmente.
che il weekend si sa, serve a quello,
ma sabato me la sono proprio liberatA.

e poi perchè ho sentito una canzone,
che ll'ho sentita tante tante ma tante volte.
ma sabato non c'è n'è stata una meglio.

lo so CHE parlare di partire di partenze e di partite (??)
dopo un po' sFinisce.
ma volevo dire solo due-tre cosette giusto per fissarlo ai posteri:

- una vacanza è diversa da un viaggio.

-
quando il rischio non è in quel che lasci ma in quel che trovi, beh, tocca partì

-
che lo spazio e il tempo non possono essere cause di rotture di rapporti, anzi,
prendi, porta a casa e fai vedere

detto ciò vi lascio il testo della canzone di cui sopra, che ogni tanto,
pemmòchestoqquà
me la rileggo col sorriso da deficiente

MenevojoannÁ - Radici Nel Cemento

Ma dimme un pò a me chi me lo fa fà?
De stammene qua dentro a sta città
che sò du' anni che nun cambia niente ormai.
E se cambia è in peggio, che nun ce lo sai
nun ce la faccio più! Nun ce la faccio più.
Ma lo sai che c'è? E che quando tocco er fonno
me viene voglia de partì
... me viene voglia de dà 'n'occhiata ar monno
e nun me va più de stà qui
e allora prendo i miei vecchi stivali
apro l'atlante e me spuntano l'ali
decido 'n fretta dove vojo annà
se in Messico, in Cina o in Madagascar...
E la noia se ne vola via, e la tristezza se ne vola via
la paranoia se ne vola via e l'amarezza se ne vola via...
Eppoi... nun te ne parlo, mo ch'ho perso er posto de lavoro
e so du' mesi che tiro avanti ma senza decoro
e che te lo dico a fà pure la donna m'ha lasciato
e solo sò rimasto come 'n cane abbandonato
nun ce la faccio più, nun ce la faccio più...
Ma lo sai che c'è? E' che quanno tocco er fonno
me viene de partì
me viene voglia de dà 'n'occhiata ar monno sì...
e nun me và più de stà qui
e allora prendo lo zaino più grosso

ce ficco dentro tutto quello che posso
io non aspetto e mo me dò in Africa, in India e pure in Equador
e la noia se ne vola via...
Me ne vojo annà, me ne vojo annà, me ne vojo annà
lo sai che c'è? E' che quanno tocco er fonno
me viene de partì
me viene voglia de dà 'n'occhiata ar monno
e nun me và più de stà qui...
Ma poi ce penso che io nun c'ho un sòrdo,
se parto arrivo forse all'aeroporto
e allora poso i miei vecchi stivali,
chiudo l'atlante e me cascano l'ali
me sò sbajato me tocca stà qua
e l'amarezza no nun se ne va.
Però 'na canna me la vojo fà
hai visto mai quarcosa ha da cambià
un giorno er viaggio me lo faccio davvero
e mentre fumo me viene un pensiero...
Riprendo i miei vecchi stivali
riapro l'atlante e me tornano l'ali
comincio 'n viaggio con la fantasia
e l'amarezza se ne vola via...

espulso dal cerebro di aramolshu lunedì, 24 settembre 2007,

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complessione, altruiessenze



ore 15:33

oggi è capitato nuovamente.
ma spero che non ricapiti per un bel po'.
e non che ora io voglia fare l'anticonformista, il rivoluzionario, il frikkettone
per quello c'ho tanto tempo e non c'ho proprio voglia di cominciare
ADESSO
è solo che, la cravatta, io, proprio non riesco a sopportarla.
la camicia, ancora ancora, anzi, ad essere sincero, la si può mettere, mi piace
ma la cravatta, proprio NO, per un po'...... no.
(di giacca se ne può parlare, di certo non oggi che fa stucazzdcald'.......)
in relazione a
questo da quando son tornato non metto più la cintura...
insomma, un po' perchè non la trovo più, un po' perche no.....

e invece ieri,
tornando dalla cena con FAVLO dagli egiziani,
piuttosto brillo,
ho sentito questa canzone, che mi ha fatto sorridere.....

e come al solito ve la propongo.... il buon vecchio edoardo...
un po' lunga ma devo dire...

grossa soddisfazione

In fila per tre

Edoardo Bennato

Presto vieni qui, ma su, non fare così,
ma non li vedi quanti altri bambini
che sono tutti come te, che stanno in fila per tre,
che sono bravi e che non piangono mai

è il primo giorno però domani ti abituerai
e ti sembrerà una cosa normale
fare la fila per tre, risponder sempre di si
e comportarti da persona civile

Vi insegnerò la morale, a recitar le preghiere,
ad amar la patria e la bandiera
noi siamo un popolo di eroi e di grandi inventori
e discendiamo dagli antichi Romani

E questa stufa che c'è basta appena per me
perciò smettetela di protestare
e non fate rumore, quando arriva il direttore
tutti in piedi e battete le mani

Sei già abbastanza grande, sei già abbastanza forte,
ora farò di te un vero uomo
ti insegnerò a sparare, ti insegnerò l'onore,
ti insegnerò ad ammazzare i cattivi

e sempre in fila per tre, marciate tutti con me
e ricordatevi i libri di storia
noi siamo i buoni e perciò abbiamo sempre ragione,
andiamo dritti verso la gloria

Ora sei un uomo e devi cooperare,
mettiti in fila senza protestare
e se fai il bravo ti faremo avere
un posto fisso e la promozione
e poi ricordati che devi conservare
l'integrità del nucleo familiare
firma il contratto, non farti pregare
se vuoi far parte delle persone serie

Ora che sei padrone delle tue azioni,
ora che sai prendere decisioni,
ora che sei in grado di fare le tue scelte
ed hai davanti a te tutte le strade aperte
prendi la strada giusta e non sgarrare se no
poi te ne facciamo pentire
mettiti in fila e non ti allarmare perchè
ognuno avrà la sua giusta razione

A qualche cosa devi pur rinunciare
in cambio di tutta la libertà che ti abbiamo fatto avere
perciò adesso non recriminare
mettiti in fila e torna a lavorare
e se proprio non trovi niente da fare,
non fare la vittima se ti devi sacrificare,
perché in nome del progresso della nazione,
in fondo in fondo puoi sempre emigrare

ehi ehi, ehi, avanti, ehi avanti in fila per tre...

espulso dal cerebro di aramolshu venerdì, 21 settembre 2007,

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altruiessenze, sefossevero



ore 20:53

"gli uomini,
riponendo la loro fiducia
in ciò che è scritto,
crederanno
di comprendere le idee,
ma così facendo
le prenderanno dal di fuori
per mezzo di segnali esterni
e non dal di dentro,
per conto proprio...

Imbottiti di presunte conoscenze
che non hanno realmente acquisito,
si riteranno capaci di giudicare tutto,
quando a rigore
non sanno nulla e,
inoltre,
saranno insopportabili,
perchè invece di essere saggi come essi suppongono,
saranno soltanto un cumulo di frasi"


(Platone, Fedro, quasi 24 secoli fa.....citato da Ortega y Gasset ne La missione del bibliotecario a sua volta citato dal cuoco latinista in una mail da lui inviatami)

espulso dal cerebro di aramolshu giovedì, 07 giugno 2007,

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altruiessenze



ore 11:00

...che a volte Montale riappare...
...vedi Ladaina...
...vedi cuoco bibliotecario e consorte...
-
-
-
Accade
che le affinità d'anima non giungano
ai gesti e alle parole ma rimangano
effuse come un magnetismo. È raro
ma accade.

Può darsi
che sia vera soltanto la lontananza,
vero l'oblio, vera la foglia secca
più del fresco germoglio. Tanto e altro
può darsi o dirsi.

Comprendo
la tua caparbia volontà di essere sempre assente
perché solo così si manifesta
la tua magia. Innumeri le astuzie
che intendo.

Insisto
nel ricercarti nel fuscello e mai
nell'albero spiegato, mai nel pieno, sempre
nel vuoto: in quello che anche al trapano
resiste.

Era o non era
la volontà dei numi che presidiano
il tuo lontano focolare, strani
multiformi multanimi animali domestici;
fors'era così come mi pareva
o non era.

Ignoro
se la mia inesistenza appaga il tuo destino,
se la tua colma il mio che ne trabocca,
se l'innocenza è una colpa oppure
si coglie sulla soglia dei tuoi lari. Di me,
di te tutto conosco, tutto
ignoro.


(Eugenio Montale, Satura II)

espulso dal cerebro di aramolshu venerdì, 20 aprile 2007,

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altruiessenze, possalapoesia